Intervista a un fotografo
Abbiamo invitato uno dei subacquei più appassionati di immersioni e fotografia che io abbia avuto il piacere di conoscere. Una persona semplicissima e umile, che con la sua presenza rende più bella ogni immersione condivisa. Oggi è con noi per condividere bolle e aneddoti sul mare, sui suoi inizi e soprattutto sul suo amore per la fotografia subacquea.
- Per chi non ti conosce, raccontaci… come ti chiami?
Sono Joan Pereyra Tur, ibizenco di nascita, e ho sempre vissuto vicino al mare. Da piccolo passavo le estati e i fine settimana in una casetta sul mare a Es Viver. Stavamo lì tutto il giorno: snorkeling, barca a remi, vela e pesca, con la canna, con le reti e poi pesca subacquea.
- A cosa hai dedicato la tua vita?
Sono stato veterinario. Per molti anni, per lavoro e famiglia, mi sono allontanato dal mare, ma ci sono tornato 8 o 9 anni fa. Sono andato al centro immersioni SCUBA IBIZA, dove ho preso tutti i miei brevetti e ho trovato amici e compagni di immersione per sempre.
- Quando ti sei immerso per la prima volta?
La mia prima immersione è stata a 16 anni. All’epoca non esistevano ancora i brevetti. Un amico lavorava in un’officina che riparava attrezzature pneumatiche e ricaricava bombole d’aria. La domenica prendevamo le bombole e andavamo a immergerci per conto nostro. L’abbiamo fatto per circa 3 anni, finché non sono andato a studiare a Saragozza.
- Perché?
Eravamo molto curiosi di tutto il mondo sottomarino. I documentari di Jacques Cousteau erano molto importanti ai nostri tempi; avevo persino la sua enciclopedia.
- Cosa ti aspettavi di trovare?
Sapevo cosa avrei trovato perché lo conoscevo già, ma poter respirare sott’acqua è stata una grande scoperta.
- Cosa ti ha colpito di più?
Tutto quello che vedevo. Sono sempre stato molto curioso e, 40 anni dopo, sono ancora lo stesso: in ogni immersione trovo qualcosa che mi affascina. Dico spesso che ho studiato Veterinaria perché offriva più opportunità economiche di Biologia, ma credo di essere sempre stato più biologo che veterinario.
- Hai studiato qualche specializzazione sugli animali acquatici?
No, sono completamente autodidatta, ma mi informo su libri o presso persone specializzate in nudibranchi per acquisire conoscenze e poterle trasmettere agli altri.
Fin da bambino amo gli animali e il mare. Come ti dicevo, sono sempre stato circondato da animali, dal mare e da tutto ciò che riguarda la natura. Da più di 40 anni faccio parte di diversi gruppi ambientalisti; fin da giovanissimo sono stato molto attento alla tutela del nostro ambiente.
- Quando hai deciso di iniziare a fotografare?
La mia prima foto risale all’estate del 1979: un’orata in bianco e nero e sfocata. Poi alcune foto di relitti che si trovavano nella Marina Botafoch. All’epoca si scattavano poche foto, visto il loro costo.
Quando ho ricominciato a immergermi 8 anni fa ho comprato una GoPro e da allora mi sono evoluto.
- Cosa provi quando sei sott’acqua?
Mi sento in un altro mondo; bisogna provarlo per capirlo. Quando metti la testa sott’acqua si apre un mondo così diverso da sembrare irreale. Sono in pensione, non lavoro più e mi immergo tutti i giorni dell’anno, di giorno e di notte, e credimi, crea dipendenza. Ci sono così tante cose da vedere e scoprire quasi davanti a casa che molte persone pensano che le mie foto siano scattate ai tropici o in posti lontanissimi, mentre le abbiamo a pochi metri da dove viviamo.
- C’è qualcosa in particolare che ti piace fotografare? Perché?
Mi piace fotografare tutto, ma preferisco le cose piccole: la macro mi affascina. Vedere nudibranchi di pochi millimetri con colori vivacissimi, che avvertono della loro tossicità, mi appassiona. La fotografia notturna è più difficile, ma molto gratificante, e la vita sottomarina cambia radicalmente rispetto al giorno. Perché tanta passione per i nudi? Cosa ti conquista? Ho scoperto i nudibranchi grazie a Marisol Torres e Paulo Peixoto. Mi si è aperto un mondo affascinante di forme, dimensioni e colori: alcuni misurano appena 5 mm, altri 7 o 8 centimetri, con forme quasi extraterrestri e colori molto vistosi. Il problema è trovarli: ogni specie ha il suo periodo dell’anno e il suo cibo preferito; alcune sono carnivore (mangiano altri nudi o uova di pesce), altre mangiano spugne, idrozoi e diverse alghe; alcune sono diurne, altre notturne, e ogni specie predilige le correnti o siti più o meno profondi…
- Che differenza c’è per te tra la fotografia tradizionale e quella subacquea?
Tutto. Sott’acqua hai poco tempo per impostare la fotocamera; le immersioni durano circa 60 minuti e devi controllare l’assetto, il consumo d’aria e spesso la corrente o il moto ondoso. A terra hai più appoggi per scattare una foto e più tempo per farlo.
Penso che la fotografia subacquea sia complicata, difficile e che l’attrezzatura sia costosa, ma la soddisfazione di scattare le foto ripaga di tutto. Oggi l’attrezzatura è sempre più economica, oppure si può comprare usata e iniziare con un’attrezzatura dignitosa a prezzi ragionevoli.
- Qual è stata la foto più difficile?
Non ho una foto più difficile di altre. Sono un po’ ossessivo: quando voglio fotografare qualcosa in particolare, lo cerco finché non lo trovo, e se riesco a fargli una bella foto sono l’uomo più felice del mondo.
La foto che mi ha richiesto più ore è quella del re di triglie con le uova in bocca. In questi pesci sono i maschi a custodire in bocca le uova fecondate, e in quel periodo diventano molto timidi; vivono da soli in grotte o fessure. Quando ti avvicini, o si rifugiano nella grotta o ti voltano le spalle.
Un giorno, a Cala Moli, ho visto un re di triglie solitario in una piccola grotta che sembrava custodire le uova in bocca. Sono tornato a osservarlo ogni giorno per 3 o 4 giorni; si è abituato alla mia presenza e si nascondeva sempre meno. Passavo 2 o 3 ore al giorno a osservarne il comportamento, e ho visto che ogni 3 o 4 minuti il pesce apre la bocca per espellere le uova per qualche decimo di secondo e poi le riprende, ossigenandole. Dopo circa 6-9 ore passate con lui, ho ottenuto la foto desiderata.
- Ti sei mai sentito in pericolo per voler scattare la foto perfetta?
Mai. Sono molto consapevole che l’essere umano non è fatto per il mondo sottomarino e che, per quanta attrezzatura abbiamo, può sempre guastarsi. Rispetto molto il mare, conosco i miei limiti, e bisogna considerare che nella fotografia subacquea la luce è fondamentale: se posso scattare una foto a 5 metri di profondità, non scendo a 10.
- Come vivi il problema dei rifiuti in mare?
La verità è che in immersione vedo qualche rifiuto, ma non tanto quanto si pensa. Porto con me una retina e raccolgo tutto quello che posso. È diverso in altri paesi come le Filippine, l’Indonesia o l’America Centrale, dove si vedono così tanti rifiuti da far rizzare i capelli, ma credo che questi paesi stiano cambiando poco a poco.
- Noti qualche cambiamento nel Mediterraneo dai tuoi inizi a oggi?
Sinceramente no. Nei luoghi che non sono riserve marine si vedono meno pesci, ma all’interno delle riserve la vita è spettacolare.
- Il tuo aneddoto più bello in mare.
Non ho un aneddoto in particolare, ma poter stare con i miei amici subacquei e passare una giornata in mare è la mia ricompensa più bella; e se in più vediamo qualcosa di interessante, è da dieci e lode.
Mi immergo con SCUBA IBIZA da 8 anni; ci vediamo ogni settimana dell’anno e siamo ormai come una grande famiglia, cosa che per me è importante quanto le immersioni.
- Hai mai vinto un premio fotografico? Quale? Quando e con quale foto?
Ho partecipato solo a tre concorsi fotografici, due a Formentera e uno a livello delle Baleari, e in entrambi i concorsi di Formentera ho ottenuto un premio: l’anno scorso, miglior foto macro con un nudibranco.
Complimenti per il premio!!
- La foto premiata è la tua preferita, o qual è la tua foto preferita?
Come dicevo, la foto del re di triglie è una di quelle che amo di più, per il lavoro e le ore che abbiamo passato insieme (io e il pesce) fino a ottenere lo scatto.
Joan, grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. È stato un piacere chiacchierare con te; la tua storia e il tuo amore per gli animali e la fotografia subacquea sono affascinanti. Con quella foto del re di triglie hai senza dubbio fatto un lavoro eccellente.
Cari lettori, come vi dico sempre…
Osserva gli oceani, fissa lo sguardo sul mare, sentilo, respira… ci danno metà dell’ossigeno che respiriamo… dove le leggende prendono vita e la realtà diventa favola. Mondi sconosciuti, storie sconosciute, custodite solo da un mare impetuoso e indifeso.
Carla Villari.

